LA NATURA MORTA DI RODOLFO CRISTINA in un’acuta e suggestiva riflessione di Armando Brissoni

LA NATURA MORTA DI RODOLFO CRISTINA
in un’acuta e suggestiva riflessione di Armando Brissoni

Considerata genere d’antan, la natura morta sembra invece resistere e continua a stimolare la creatività degli artisti. Forse perché nessuna tipologia d’immagini, invita il pittore a considerare così pregnantemente il rapporto tra spazio interiore e spazio fisico, a cogliere la segreta dinamica che si insinua tra volumi e pensieri, forme e sogni. In questo Rodolfo Cristina (1924-1979) era certamente un maestro non tanto per duttilità tecnica, quanto per la sua capacità di riflessione spirituale sulla natura
infinita delle cose. A questo punto quanto mai pertinenti le parole di Brissoni che riportiamo. (M.T.)

LA NATURA MORTA ITALIANA CONTEMPORANEA Edizioni Il Fiorino, 1972
Note su Rodolfo Cristina

“Cesti di frutte, fiori, frutti di mare, sono il felice connubio naturale per Cristina. Una veduta classica, che ci riporta in pieno vigore attuale per il problema della natura morta intravvista nei suoi successivi sviluppi. Si ha un bel dire che l’artista moderno deve staccarsi dagli schemi e dalle convenzioni artistiche. Cristina crediamo abbia visto quello che realmente oggi può dare l’arte nella sua veduta tradizionale, in cui ogni angolo della realtà può fornire il vero poetico.
E’ inutile postillare il passato il nuovo. Esso è un’antinomia che non ha ragione di sussistere nell’arte, perché l’artista si trova solamente a fare quello che è in grado di fantasticare. E crediamo che siano ancora i cosiddetti artisti figurativi (come se tutte le altre cose non fossero figure) capaci di creare i veri paradigmi artistici. Cristina né copia né rimaneggia nessuno, non fa gelide copie della natura, ma si attiene a quelle forme d’arte che sono sue proprie e se ha spiccata disposizione creativa per la natura morta, il retaggio è noto: è quello impressionistico, ma non per questo ameno o sciatto.
Non basta dipingere quel che si vede, sibben cogliere quei tratti (quasi a sorpresa) nella realtà.
Cristina accentra e forza la mano in questo e ottiene la felice continuazione fra le vedute più antitetiche in arte, quello che comunemente è additato come antico e moderno”. (A.Brissoni)

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